Olismo

L’olismo (dal greco όλος, cioè “la totalità”) è una posizione teorico-metodologica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Per il punto di vista “olistico”, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. 

La parola, insieme all’aggettivo olistico, è stata coniata negli anni venti da Jan Smuts (1870-1950), uomo politico, intellettuale e filosofo sudafricano, autore di Holism and Evolution (“Olismo ed evoluzione”), del 1926. Essendo Smuts un convinto evoluzionista, l’olismo è secondo lui anche esprimibile come il frutto strutturale di un’ “evoluzione emergente“, dove la complessità strutturale che ne deriva in un ente non è riducibile ai suoi aggregati. Secondo l’Oxford English Dictionary, Smuts ha definito l’olismo come «…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa».

Per quanto l’olismo nasca in Occidente soltanto nel XVII secolo con il panteismo di Spinoza, esso fonda le filosofie orientali sin dal XIII secolo a.C. Le filosofie-teologie indiane sono infatti tutte olistiche, e l’olismo è uno degli elementi di base di tutta la speculazione orientale, quale si ritrova anche in Cina nel Taoismo, che si origina nel VI secolo a.C. circa. Quindi, la sua identificazione e definizione ha luogo in Occidente con grande ritardo, solamente dal XX secolo, basandosi su una tradizione che è riferibile soltanto al Neoplatonismo (III-VI secolo) e in particolare in Plotino (III secolo). Tradizione assai debole quindi nel mondo giudaico-cristiano, se si esclude, appunto, Baruch Spinoza e prima di lui Giordano Bruno. Spinoza con un’originalissima interpretazione della Bibbia si oppone al dualismo cartesiano con il suo panteismo (Dio è il Tutto). Più tardi, in qualche misura, anche Johann Wolfgang von Goethe che raccoglieva suggestioni mistico-olistiche del pensiero tardo-medievale può essere considerato un olista. Egli traduce infatti nella sua teoria dei colori, dove la luce bianca (come sommatoria dei differenti colori dell’iride) non sarebbe considerabile come mera somma delle frequenze elettromagnetiche dei suoi componenti, un concetto olistico che il Romanticismo tende a rivitalizzare.

La salute è da sempre considerata il bene più prezioso e importante dell’Uomo.

Grazie ai progressi medici e scientifici del XX secolo molte malattie sono state debellate, ma al posto di esse ne sono subentrate altre, che non riguardano più solo il corpo ma anche lo spirito, che generano manie, nevrosi e problemi cardiaci; senza dubbio queste malattie vengono notevolmente favorite dalle abitudini di vita e dall’ambiente.

Se, infatti, l’Uomo inquina e distrugge sistematicamente l’ambiente, cosa che danneggia il suo organismo dall’esterno è anche vero che lo danneggia dall’interno; la durata e la qualità della vita dipendono in parte da come il singolo conduce la sua esistenza: il modo in cui tratta il suo corpo, in cui si muove e si rapporta con l’ambiente, da come si alimenta, dai ritmi di vita che si impone, dai valori e dalle priorità che si impone, ecc.

Potremmo affermare che, oggi, molte malattie sono causate da un perduto equilibrio fra tutti i processi che si verificano in un organismo; processi che possono essere biologici o mentali.

L’attenzione verso una concezione basata sull’unità mente-corpo e una visione olistica del sistema uomo, appartiene alla tradizione più antica della medicina: Ippocrate (460-377 a.C.) affermava <E’ sempre l’uomo nel suo complesso che deve essere curato>; Asclepiade di Bitinia nel II secolo a.C. promuoveva l’utilizzo di ginnastica, moto, massaggi, corretta alimentazione per il mantenimento della salute; Claudio Galeno (129-199 d.C.) sostenne che occorresse prendere in considerazione che gli aspetti fisiologici e psicologici nella cura delle malattie, i suoi scritti e i suoi metodi furono usati per oltre un millennio.

In oriente le diverse forme tradizionali del sapere medico erano indissolubilmente legate alle arti marziali; “non sappiamo se storicamente sia nata prima la tecnica medica o la pratica delle arti marziali, a partire da un certo momento però le due forme di conoscenza procedono integrandosi continuamente, in un processo di interazione tra l’esperienza pratica e la sua organizzazione teorica, che rispecchia fedelmente il divenire del processo di interazione mente-corpo, che rappresenta l’obbiettivo centrale e della medicina tradizionale e delle arti marziali.”

Potrà sembrare insolito che in Oriente pratiche mediche e pratiche marziali si siano integrate nel dare vita a un sistema coerente ma se si pensa agli studi delle moderne psicoterapie forse si può avere una risposta: il terapista che spinge il suo paziente nei più profondi recessi dell’inconscio è assimilabile al praticante di arti marziali orientali che compie un percorso all’interno della sua intima natura.

Non bisogna però fare confusione: gran parte delle discipline che oggi va sotto la denominazione di Medicina Alternativa o Medicina Naturale, sarebbe, a nostro avviso, più appropriato definirle metodi per promuovere un buon equilibrio psicofisico così da PREVENIRE molte malattie di origine nervosa e/o biologica, ma che non possono in alcun modo sostituirsi o integrarsi alla CURA, come molta parte dell’opinione pubblica è indotta a credere da una cattiva informazione, dovuta a operatori del settore in mala fede.

Con pratiche orientali quali il Chi Kung, lo Yoga, il Tai Chi Chuan, la Meditazione, ecc. è possibile creare le condizioni per mantenere il corpo in salute e sviluppare la coscienza e la consapevolezza che eventi biologici ed eventi psicologici sono interconessi; questa nuova coscienza mette l’individuo in condizione di vivere in armonia con se stessi e con la Natura.

Le nuove frontiere della scienza sembrano altresì parlarci in termini di olismo; secondo la  fisica quantistica, infatti, i fenomeni sembrano nascere solo all’interno di sistemi e non possono essere spiegati esclusivamente come interazione lineare delle singole parti del sistema. Per alcuni osservatori, questo indica che è necessario un approccio non-riduzionista.

L’interpretazione della meccanica quantistica di David Bohm vede l’universo come un ologramma in movimento, che egli chiama olomovimento. Un’altra interpretazione è il principio olografico per cui un universo a 4 dimensioni può essere visto come un ologramma in cinque. Ad ogni modo, sia la meccanica quantistica che la relatività generale sono teorie non-riduzioniste, in quanto comprendono relazioni non-lineari tra le parti. Il contributo maggiore arriva però dalla nascita della teoria del caos, dalla quale deriva la più moderna e generale teoria della complessità. Base fondante di questa teoria è che esistano alcune proprietà emergenti non identificabili nel singolo costituente di un sistema ma derivanti dall’interazione dei costituenti stessi. La concezione olistica del mondo trova consistenza nel fatto che ogni interazione tra sistemi fisici porta ad uno stato entangled che implica una perdita di identità dei sistemi interagenti. L’universo è un “unbroken whole” le cui parti non hanno più un’identità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *